La medicina non convenzionale nei suoi molteplici aspetti, viene oggi considerata da taluni come la soluzione di tutti i problemi sanitari, mentre da altri è vista come una totale fanfaronata e da altri ancora come una serie di pratiche più o meno legate alla magia e da cui occorre bene guardarsi per non restare contaminati.
A mio parere occorre invece prima di tutto cercare di collocare tali tecniche e risorse in un adeguato e lucido contesto.
1) Innanzitutto la medicina non convenzionale non è e non può esserne presentata come la soluzione a tutti problemi di salute, altrimenti si sfocia inevitabilmente, anche se spesso inconsapevolmente, in una livello trascendentale. E a partire da una illusoria posizione di onnipotenza si coltivano poi le varie tecniche o vari strumenti curativi come un qualcosa di salvifico.
Non si tratta neppure di un qualcosa che possa essere proposto come alternativo in senso stretto alle terapie ufficiali. Infatti la medicina ufficiale si è conquistata uno spazio che ben difficilmente può essere sostituito da qualcosa d'altro. Piuttosto si tratta invece di una complementarietà.
Infatti pressoché tutte le varie tecniche non convenzionali agiscono su livelli energetici e funzionali, tentando di ricomporre una forma di equilibrio delle funzioni alterate e pertanto tale contesto terapeutico si pone con tutta evidenza in una posizione strettamente complementare a quella della medicina ufficiale, ben più preoccupata degli aspetti organici.
Tale complementarietà va però intesa correttamente e non come accessoria od opzionale, altrimenti se ne svilisce decisamente la portata.
2) D'altra parte c'è il grosso rischio di considerare tutto l'insieme del non convenzionale come uno specifico settore a sé stante; come una forma cioè di specializzazione particolare che finisce per rassomigliare ad una specie di hobby personale e che di conseguenza, rientrando nell'opzionale, non ha a che fare strettamente con la pratica normale e quotidiana di un qualsiasi medico.
Vi sono medici "ufficiali" che di fronte all'obiettiva guarigione di alcuni loro pazienti per mezzo di terapie non convenzionali, per patologie che in precedenza non avevano trovato soluzione, si trincerano dietro frasi del tipo: "Io non mi occupo di tali argomenti". Ma quali argomenti, se è lecito?
Se una medicina, un sistema curativo, un approccio terapeutico sono in grado di curare e di guarire delle persone concrete non è forse un argomento di pertinenza di un qualsiasi medico?
La verità è che il mondo del non convenzionale è in grado di offrire precise e interessantissime tecniche semeiologiche e diagnostiche, prima ancora che terapeutiche, e che potrebbero ampliare ed arricchire in misura notevolissima gli orizzonti e le potenzialità concreta del medico. Per questo motivo almeno le tecniche principali di tale mondo dovrebbero far parte del bagaglio di conoscenza di ogni medico. Che si direbbe infatti di un qualsiasi medico che ignorasse i dati fisiologici fondamentali dell'organismo umano? Allo stesso modo non è possibile ignorare i capisaldi delle principali terapie non convenzionali, proprio perché costituiscono un bagaglio in grado di esaltare le capacità diagnostiche e terapeutiche che di un qualsiasi atto medico.
3) Ma la vera novità in questo campo non può essere rappresentata dal semplice fatto di praticare una qualsiasi tecnica curativa non convenzionale. La vera rivoluzione medica parte, a mio parere, dal rifiuto di affrontare e considerare la persona a pezzi, per poterla invece guardare e trattare il più possibile nella sua globalità. Infatti pur riconoscendo che le principali tecniche non convenzionali agopuntura, kinesiologia, omeopatia, omotossicologia, cranio-sacrale etc. presentano un approccio terapeutico tendenzialmente globale, va precisato il fatto che in pratica agiscono tutte secondo una loro specifica griglia di lettura e di intervento. Per esempio, l'agopuntura pur rivolgendosi ad ogni tipo di patologia si muove secondo uno schema interpretativo ed operativo di tipo energetico. Di conseguenza se si prende come riferimento metodologico una soltanto di tali tecniche (ma anche se fossero due o tre la cosa non cambierebbe di molto) si finisce per rinchiudersi in uno schema piuttosto limitato in cui non solo ci si priva di tante altre possibili risorse ma soprattutto non si è in grado di costituire un punto di svolta seriamente rivoluzionario nel campo della salvaguardia della salute.
La funzionalità e le possibili disfunzioni dell'organismo sono certamente inquadrabili in molti modi ma si sta facendo sempre più chiara e viene sempre più accettata l'immagine dei quattro livelli che prendono il nome di: strutturale, nutrizionale, emozionale ed energetico.
Ora quando esistono delle metodiche (in particolare kinesiologia applicata) che permettono con sufficiente oggettività e ripetibilità di stabilire in pochi minuti il livello di intervento più utile ed opportuno per la patologia di una specifica persona, con conseguenti risultati positivi che non è difficile immaginare, come si può non aprirsi alla considerazione simultanea almeno dei suddetti quattro livelli? Magari non si sarà sempre in grado di rispondere a tutte le richieste pratiche di intervento ma almeno si saprà capire quale specifica direzione prendere in quel dato momento per quella specifica persona e in tal modo si potrà anche comprendere molto meglio come e da chi farsi eventualmente aiutare, con una precisione veramente eccezionale.
Non si tratta certamente di voler per forza fare tutto, ma piuttosto di una apertura sistematica al tutto rappresentato dalla persona e dal suo vissuto.
Che le principali tecniche naturali debbano essere studiate e considerate nel loro insieme trova conferma anche nell'iter formativo del naturopata (in pratica una persona che dopo quattro anni di formazione è abilitata a curare con terapie naturali. Una figura molto più diffusa e conosciuta in altri paesi europei, vedi per esempio Germania, che non da noi. Anche se però in Italia esistono già diverse scuole di formazione e il sottoscritto è parte del corpo docente).
Purtroppo da una parte in tali scuole tende a prevalere un certo spiritualismo che sa tanto di New Age e dall'altra la figura del naturopata rimane comunque nettamente staccata, separata da quella del medico ufficiale e dal contesto della sua medicina. Come se non si riuscisse comunque ad avere uno sguardo unitario sul problema della persona e della sua domanda di salute.
4) La mentalità medica dominante tende perlopiù a considerare il non convenzionale come un insieme di pratiche sorpassate, obsolete, palliative, buone magari in altri tempi ma che oggi non reggono il confronto con "l'assoluta efficacia" della medicina ufficiale.
Per tentare di smentire decisamente tale immagine senza dilungarmi troppo mi limiterò a portare alcuni esempi tratti dalla mia esperienza quotidiana.
Attraverso un intervento composito e senza schemi o chiusure, in pochissimo tempo si possono scoprire, per esempio, delle precise intolleranze alimentari, (intolleranze anche importanti e che spesso possono essere superate in poche sedute di trattamento); si può poi con delle semplicissime prove stabilire l'utilità e l'adeguata tolleranza rispetto a un qualsiasi farmaco, prima ancora di somministrarlo; se vi sono delle cicatrici che disturbano la funzionalità dell'organismo; se sono presenti delle carenze di minerali, vitamine o altro; se esistono disturbi generati da campi elettromagnetici, e molte altre cose ancora che sarebbe lungo descrivere in questa sede.
Ma cosa forse ancora più eclatante, è possibile, come già accennato, stabilire su quali dei quattro livelli terapeutici è necessario o prioritario intervenire in ogni singola patologia.
A livello strutturale, per esempio, si può individuare con relativa facilità il muscolo che sta all'origine di un certo disturbo e riequilibrarne la funzione con il semplice massaggio di alcuni precisi punti corporei.
Attraverso la conoscenza dei meridiani di agopuntura è possibile collegare tra di loro distretti corporei e patologie apparentemente del tutto separati e successivamente trattarle per mezzo di specifici punti, senza utilizzare necessariamente gli aghi.
Esistono poi numerosissime sostanze terapeutiche che permettono di esaltare e stimolare le varie funzioni dell'organismo e senza creare danni iatrogeni.
A livello emozionale si potrà trovare con estrema facilità e rapidità l'eventuale conflitto emotivo che sta all'origine di un qualsiasi problema di salute e, volendo, si può individuare addirittura il cosiddetto "messaggio chiave", cioè la principale ferite emotiva personale, risalente a volte al periodo prenatale.
Se ora prendiamo come riferimento e come semplicissimo esempio la patologia cronica di un ginocchio, si avrebbe in tal caso la possibilità di individuare e riequilibrare gli eventuali muscoli alterati collegati alla suddetta articolazione; collegare poi tale patologia con eventuali altre deviazioni o alterazioni organiche più o meno strutturali, vedi articolazione temporo mandibolare o strutture ossee del piede o del bacino; agire sui punti di agopuntura incidendo sia sul dolore che sulla funzionalità; trovare se necessario il trauma o la problematica emozionale collegati alla suddetta patologia; testare i rimedi, preferibilmente di tipo naturale, da assumere o da iniettare sul dei punti locali sottocute, cioè con tecnica mesoterapica, e magari insegnare al paziente stesso a praticarsi da solo tali iniezioni a domicilio; infine, ma solo per non dilungarmi troppo, si potrebbero insegnare dei facili esercizi riabilitativi legati a particolari tipi di respirazione da eseguire poi tranquillamente a domicilio.
Volendo invece portare succintamente l'esempio di un bambino che presenta episodi infettivi a ripetizione, con tutte le conseguenze del caso, si potrebbe sondare innanzitutto l'aspetto nutrizionale, facendo particolare attenzione ad eventuali carenze o intolleranze alimentari.
Poi in molti casi occorre disintossicare tali soggetti dai residui effetti delle numerose sostanze chimiche assunte in precedenza.
Successivamente, attraverso dei rimedi terapeutici di tipo naturale ben testati e dosati, si riesce quasi sempre a riequilibrare la risposta immunitaria del soggetto tanto da arrivare ad una sensibilissima riduzione degli episodi infettivi lamentati in precedenza.
Naturalmente anche in questo caso, seppure si tratta di una questione particolarmente delicata, non andrà del tutto trascurata la situazione emotiva vissuta dal bambino.
Mi sono limitato soltanto a dei velocissimi e semplicissimi esempi, ma anche alla sola luce di questi chi potrebbe dire che si tratta di interventi superficiali e sorpassati?
A me pare invece che in molti casi si tratta piuttosto di autentiche e interessantissime novità.
Ma se quanto vado dicendo è vero ed è verificabile, quale medico si prenderà la briga di dire che può tranquillamente infischiarsi di tali argomenti e neppure informarsi adeguatamente su tali questioni, quasi fosse fossero estranei alla propria professione?
La vera distinzione tra il "campo" della medicina ufficiale e quello del non convenzionale non sta tra antico e moderno, e tra l'altro in tanti casi non si tratta neppure di concetti o pratiche del tutto estranee alla tradizione medica ufficiale, solo che però tali pratiche non vengono adeguatamente valorizzate o inserite nel giusto contesto.
La vera distinzione tra i due campi di intervento è, a mio parere, piuttosto tra la patologia che risulta insieme acuta e grave e ciò che invece non presenta in simultanea tali caratteristiche. In altre parole lo spazio che va lasciato a quella che oggi si suole denominare medicina ufficiale e che in un certo senso le spetta di diritto, è il campo della medicina d'urgenza, insieme al contesto chirurgico, almeno per quanto riguarda gli interventi veramente inevitabili e indispensabili.
Tutto il resto (un resto enorme) è un campo dove ufficiale e non, possono completarsi a vicenda ma dove, a mio parere, uno spazio prevalente spetterebbe alle terapie non convenzionali, per il semplice motivo che sono in grado di offrire risultati migliori con danni minori.
5) La mia insistenza sul non convenzionale o comunque sulla giusta integrazione di ogni risorsa diagnostica e terapeutica non è mosso soltanto dalla sperimentata certezza che in tal modo si ottengono dei risultati curativi superiori. Tale integrazione e tale apertura infatti permettono anche di accedere ad una modalità diversa e decisamente più ricca di guardare, considerare, studiare, capire, accogliere e curare la persona e la sua domanda di salute.
Tale fascino, offerto innanzitutto al terapeuta, non può non comunicarsi poi di conseguenza al paziente che tenderà sicuramente a sentirsi maggiormente ricompreso, accolto e valorizzato, oltre che curato con maggiore efficacia rispetto allo specifico suo disturbo.
Tra l'altro tutto ciò porterà quasi sempre il paziente ad un maggior coinvolgimento ed una maggiore responsabilizzazione con ricadute positive anche sull'esito di qualsiasi iter terapeutico.

Approfondimenti:
Dall'introduzione
a un testo di
medicina
naturale
Lettera del
dottor Smacchia
in risposta ad
un articolo
riportato sulla
rivista
"Tracce"
a proposito del
caso Di Bella
Prefazione al
testo: "Nuove
tipologie in
Medicina
naturale"
(per cominciare
a capirci
qualcosa)