Associazione P.K.

Il dott. Roberto Smacchia è il socio fondatore della Associazione PK che ha come scopo la promozione e la diffusione della cultura e dei metodi terapeutici della Medicina integrata e in particolare la promozione e diffusione del metodo terapeutico PKrep ovvero "Psicologia e Kinesiologia per una riprogrammazione emozionale profonda".
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  Dall'introduzione a un testo di medicina naturale

Diceva il buon Ippocrate - maestro indiscusso della nostra tradizione medica ma trattato di fatto come un dinosauro di Jurassic Park- che "la vita è breve, l'arte lunga, l'occasione fuggitiva, l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile".(1)
Tali affermazioni sembrano lontane anni luce dalle prese di posizione della medicina moderna che sembra affetta da un inguaribile quanto pericoloso delirio di onnipotenza, tendendo inoltre ad autogiustificarsi dietro il mito della scienza. Infatti "tutta la cultura moderna è intessuta del mito della scienza, cioè dell'idea che la verità scientifica sia il discorso vero e veramente universale.... sulle cose". (2)
Ma quale scienza? Quella di destra oppure di sinistra? Quella di chi comanda o quella di chi ricerca?
Quale scienza? Forse quella di chi non ha ancora voluto capire o accettare il fatto piuttosto evidente che ogni singola persona ha una sua specifica esigenza terapeutica e perciò facendo forza su tale negazione va ancora ostinatamente alla ricerca del farmaco valido per tutti e per tutte le stagioni?
Oppure quella che chiama spregevolmente "effetto placebo" il risultato positivo della responsabilizzazione del coinvolgimento del malato nel suo iter terapeutico?
Al riguardo avverte ancora Ippocrate che "bisogna non solo fare ciò che occorre, ma bisogna far sì che il malato, gli assistenti e le cose vi concorrano".(3)
A furia di "scientificità" pare si sia spenta in gran parte dei cosiddetti operatori della salute anche la sola possibilità di pensare che esistano nella persona delle ingenti risorse che vanno stimolate o liberate e che condizionano in maniera notevolissima l'andamento della terapia o il mantenimento della salute.
A forza di oggettivare e definire la malattia e farmaci che la contrastano ci si è dimenticati che la lotta per la salute si combatte prima di tutto nell'ambito psicofisico di una persona concreta; e che la malattia prende piede perché vien meno qualcosa nell'equilibrio biologico di quel dato soggetto. Perciò se, a parte alcuni episodi traumatici acuti, il processo morboso viene prima di tutto da dentro, e non da fuori, la guarigione deve procedere a dall'interno della persona, a partire cioè da un suo cambiamento di prospettiva e da una diversa mobilitazione delle proprie energie. E se l'intervento terapeutico esterno è indispensabile, dovrebbe innanzitutto favorire il tentativo di riequilibrio che il soggetto malato ha già messo in atto. In caso contrario il malato rischia fortemente di ridursi a fornire il solo spazio fisico necessario alla lotta tra il medico e la malattia.
Se riandando con la mente alla prima citazione ippocratica, si recuperasse un senso di realismo e di umiltà -perchè nessuno alla fine possiede la bacchetta magica per trionfare totalmente sulla malattia e sull'inevitabile fenomeno della morte - si sarebbe in grado di partire "alla pari", senza pretese cioè di onnipotenza o di egemonia.
In altri termini, ci si renderebbe ben disponibili ad utilizzare ogni seria possibilità terapeutica, consapevoli del fatto che la domanda di salute personale oltrepassa comunque le possibilità di qualsiasi strumento o di ogni risposta offerta dalla medicina. E non si starebbe a suddividere i vari sistemi terapeutici in ufficiali e non, scientifici e non, perdendosi in classificazioni di tipo calcistico che vanno dalla serie A fino ai gironi parrocchiali o di circolo dopolavoristico.
"Magia e medicine "alternative" come condotte criminali", titolava non molti anni fa una nota rivista medica italiana. Altro che serie e gironi calcistici! Se di gironi si tratta, sembrano piuttosto quelli relativi all'inferno dantesco.
Forse nella fragile memoria storica tipica dei nostri tempi ci siamo dimenticati che fino a pochissimi anni fa, nella moderna Russia, i dissidenti, i devianti politici, finivano spesso nei manicomi gestiti dalla scienza ufficiale posta al servizio di una chiara quanto violenta ideologia.
Da noi i metodi sono certamente diversi, ma l'emarginazione in nome di una devianza ha sempre lo stesso sapore.
Ogni tanto, quando non se ne può proprio fare a meno si accetta pure di sottoporre tali metodiche alla prova del fuoco della sperimentazione, ma sempre naturalmente con i canoni tipici della cosiddetta scienza ufficiale. In tal modo però si rischia fortemente di snaturare qualsiasi metodo o sistema che proceda con criteri diversi da quelli dell'ufficialità.
Ricordo che quando ero bambino, un tipico divertimento infantile dei mesi più caldi era costituito dall'inseguire e catturare le lucciole nelle prime ore della notte. Un divertimento di per sé crudele ma parzialmente scusabile dal fatto che si era bambini e che vivevamo immersi in un ambiente naturale in cui le lucciole erano numerose quanto le stelle del cielo. Erano tempi diversi, Pierpaolo Pasolini non aveva ancora scritto al suo famoso articolo sulla morte di tali animaletti e l'omologazione culturale era a livelli meno drammatici di oggi.
Ebbene, coinvolto nel gioco suddetto, io provavo immancabilmente un grande stupore, unito ad una discreta dose di rabbia per il fatto che le lucciole non riuscivano più volare dopo essere state abbondantemente manipolate da noi ragazzi. Non era necessario mutilarle, semplicemente non ne volevano sapere più di volare dopo essere state catturate e tenute in mano.
Purtroppo succede costantemente così quando si vuole "catturare" qualcosa di diverso per sottoporlo le nostre misure ai nostri schermi.
Ritornando all'equivoco della pretesa scientificità di cui si è già accennato, è necessario ricordare che anche le scienze più rigorose, quelle cosiddette "esatte", non sono di fatto quasi mai neutrali, anche perché non può essere neutrale il soggetto che le adopera.
Il solo fatto di privilegiare un esperimento invece di un altro, di enfatizzare un risultato invece di un altro, rende di fatto lo strumento scientifico un possibile elemento di potere in mano a chi detiene la capacità - economica, politica, culturale - di gestirlo.
Ma per la medicina poi il discorso è ancora più ampio perché la medicina è tutto fuorché una scienza esatta. Può certamente avvalersi di strumenti scientifici, ma la medicina è essenzialmente un'arte.
E' costituita infatti da una serie di abilità, conoscenze, esperienze e strumenti da usare, affinare e accordare di volta in volta, minuto per minuto, con grandi differenze tra una persona e l'altra, tra una problematica e l'altra.
Se un paragone va fatto, questo risulta opportuno innanzitutto con l'arte della musica. Strumenti singoli da accordare collegare, suoni da assemblare con sempre maggior perizia per favorire l'armonia di funzioni che l'essere umano ha già, o, meglio, che è già in sè.
Da questo punto di vista le "altre" medicine non hanno certamente nulla da invidiare a quella ufficiale, anzi direi che la sorpassano di alcune lunghezze. Ma il punto comunque non consiste neppure nello stabilire chi è più bravo ed efficiente. La questione fondamentale invece sta proprio nel superamento di tale fossato, perché tutto ciò che serve realmente alla persona è buono e va usato senza inutili e anacronistiche discriminazioni.
Purtroppo la pretesa egemone della ufficialità rischia di trasformare una cosa di per sé buona e in una specie di mostro che inghiotte tutto.
Nessuno infatti può realisticamente negare l'utilità pratica delle più moderne tecniche mediche messe a disposizione dalla sanità ufficiale, ma nel momento in cui tale sanità ha la pretesa di porsi come la medicina e non come uno dei sistemi medici che l'umanità ha elaborato, si colloca in una posizione del tutto impropria.
Pretendendo di curare tutto o quasi con la chimica e con metodi comunque soppressivi e invasivi, senza neppure porsi il problema della ricaduta nel tempo sulla popolazione e sull'ambiente, si arriva al paradosso di una medicina che rischia di non produrre salute bensì malattia, come la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha già avuto modo di richiamare più di una volta.
Ci si ricordasse almeno del noto consiglio ippocratico secondo il quale per rendersi utili prima di tutto bisogna "non nuocere"!
E mentre il costo dei servizi sanitari aumenta vertiginosamente di anno in anno nei paesi più sviluppati, il livello di salute e di benessere non ha registrato negli ultimi tempi dei progressi significativi.
Assistiamo a sempre nuove scoperte; nuove e più strabilianti (e costose) tecniche a disposizione del mondo sanitario, ma la salute in generale è migliorata ben poco.
Tra l'altro la moderna medicina allopatica ha costruito il suo sapere essenzialmente a partire dall'organo malato, rischiando così di perdere la integrità del suo oggetto- soggetto.
E chiaro che focalizzandosi sull'organo malato e sul sintomo emergente, all'occhio medico tende a sfuggire la globalità della persona.
Dice a proposito Lodispoto che "l'attuale filosofia medica considera la malattia come un'entità sè, per cui la terapia si basa sul ripristino delle alterazioni di un organo o di un sistema".(4)
E allora "la malattia non è più qualcosa che capita all'uomo nel suo insieme ma qualcosa che succede ai suoi organi".(5)
Nonostante che ai nostri giorni i ritmi di vita diventino sempre più frenetici e innaturali; quando l'aria, l'acqua e gli alimenti sono sempre più intrisi di chimica e veleni, la salute tende paradossalmente ad acquistare un valore assoluto: "basta la salute"!
Ma salute viene poi fatta corrispondere alla semplice assenza di sintomi e non invece ad una reale condizione di sviluppo e di ben-essere della persona.
Il vero ben-essere infatti è qualcosa che coinvolge i principali aspetti dell'esistenza e va perciò ben oltre la sola assenza di sintomi, anzi non teme di affrontare anche delle fasi di fatica e di dolore, se ciò è inevitabile o in qualche modo funzionale alla crescita del soggetto.
Tra l'altro lo stesso timore della morte, come fosse qualcosa di assolutamente estraneo al ciclo vitale, costringe ad uno sforzo continuo di censura ed alimenta così nuovi tipi di paura trasformandosi facilmente in ulteriore patologia.
La morte non può essere detta per non incrinare il mito delle "magnifiche sorti e progressive" ma intanto superato il tabù del sesso ne compare un altro e come osservava lo storico Philippe Ariès  "non si tratta più di bambini che nascono sotto i cavoli ma di morti che spariscono tra i fiori".(6)
Se nell'attuale cultura dominante la salute vien fatta corrispondere all'assenza di sintomi, questi ultimi si trasformano allora nel nemico numero uno da combattere ad ogni costo e con qualsiasi mezzo.
E come ad ogni macchia di sporco si trova sempre pronto nuovo detersivo che " lava così bianco che più bianco non si può ", anche per ogni sintomo ci sarà il farmaco più adatto a farlo sparire prontamente.
Avendo fatto di tale impostazione la propria principale filosofia negli ultimi cinquant'anni, non è difficile immaginare come la medicina allopatica abbia costruito finora il proprio successo.
Inoltre ciò che oggi non è ancora possibile controllare e sopprimere si pensa che lo sarà certamente domani, in quel mito di onnipotenza e di progresso che procede vittoriosamente verso l'eliminazione di tutte le malattie.
Ma porsi come primo intento reale (se non ideale) quello di sopprimere i sintomi, vuol dire anche cercare di tacitare prontamente e senza farsi ulteriori domande il grido spesso drammatico che ogni essere umano esprime attraverso la malattia, il dolore e il malessere.
In pratica questo atteggiamento conduce alla dimenticanza della persona reale, escludendo così il soggetto umano dal complesso della pratica medica.
E tali contraddizioni risultano ancora più stringenti ed eclatanti allorché si affrontano le problematiche portate allo scoperto dalla patologia prevalentemente psichica.
In sintesi vorrei sottolineare almeno tre punti: primo, è possibile affrontare il problema salute a partire prima di tutto dalla persona e non dallo strumento; secondo, un approccio veramente globale alla salute non ha alcuna necessità di tacitare il grido e la domanda della persona malata con i relativi significati; terzo, le "altre" medicine costituiscono un validissimo strumento terapeutico, senza per questo essere invasive o soppressive.

(1) Ippocrate, Aforismi
(2) F. Botturi, Società e Salute
(3) Ippocrate, Aforismi
(4) A. Lodispoto, Medicina somatopsichica
(5) Sandro Spinsanti, Società e Salute
(6) P. Ariès, Medico e Paziente

Dott. Roberto Smacchia
 


Approfondimenti:

medicina alternativa  Articolo pubblicato su Journal of Medicine and the Person, maggio 2003

medicina alternativa  Lettera del dottor Smacchia in risposta ad un articolo riportato sulla rivista
   "Tracce" a proposito del caso Di Bella

medicina alternativa  Prefazione al testo: "Nuove tipologie in Medicina naturale"
   (per cominciare a capirci qualcosa)

   

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