Tralascio la prima parte dell'articolo per non entrare in sterili polemiche su particolari secondari, ma quando il discorso prende quota appoggiandosi sulle "solide" ali della scienza mi pare che incappi in una serie di ingenuità a dir poco sconcertanti.
Nell'articolo si parla di "rigore scientifico" e poi di "regole che la Comunità Scientifica tutta si è data e che portano al lento ma costante progredire della conoscenza nella certezza".
Se devo essere sincero mi sembrano affermazioni degne di qualche filosofo positivista d'altri tempi. Ma di quale scienza si sta parlando? Si rende conto l'autore dell'articolo come e da chi viene usata la cosiddetta scienza? Lo sa che la ricerca, la divulgazione e l'insegnamento scientifico sono in pratica in mano a dei precisi centri di potere e chiunque tenti di porsi al di fuori del coro viene più o meno apertamente emarginato, bloccato o comunque sfavorito? Lo sa che dagli studi medici universitari e di conseguenza dalle terapie cosiddette "ufficiali" sono state progressivamente escluse (a volte non sono mai state del tutto riconosciute) tante metodiche estremamente preziose ed efficaci di tipo riflessoterapico, nutritivo, farmacologico, relazionale, manipolativo ed altre ancora per delle motivazioni che nulla hanno da spartire con scienza? Non lo sfiora l'idea che il "lento e costante progresso" possa in tanti casi trasformarsi in un deciso regresso?
Personalmente da più di vent'anni curo la gente con metodiche cosiddette "alternative" tra le quali figurano, per intenderci, l'agopuntura, l'omeopatia e la kinesiologia e insegno tali tecniche ai medici in alcune scuole private. Ebbene siccome tali metodiche non sono totalmente accettate dalla scienza medica ufficiale, io non posso neppure nominarle nella targhetta posta fuori dall'ambulatorio. Ma fin qui nulla di grave.
Purtroppo sappiamo bene che tali metodiche, insieme a tante altre che non nomino per questioni di spazio, non sono neppure prese in considerazione nella pratica corrente della medicina e così tante persone che potrebbero giovarsene, in pratica non possono farlo se non assumendosi una onerosa decisione personale che viene però sfavorita anche dalla scarsa informazione. E, fatto ancor più grave, allorché un mio paziente guarisce con tali metodiche alternative, quando in precedenza non aveva ottenuto nulla da terapie scientifiche ufficiali, nel rimandarlo a dei doverosi controlli clinici e strumentali che ovviamente non posso effettuare sempre io, specie trattandosi di malattie gravi, devo sempre raccomandare al suddetto paziente di non riferire con cosa e in che modo è stato curato, perché so bene per esperienza ripetuta che sarebbe trattato molto male dagli specialisti ufficiali.
Può sembrare incredibile ma purtroppo è questa la realtà.
Naturalmente nessuno possiede la bacchetta magica di fronte alla malattia e all'inevitabile fenomeno della morte, né Di Bella, né io né altri ma devo dire che in questi vent'anni e passa ho potuto tra l'altro conoscere diverse persone, medici e non, che hanno elaborato dei sistemi terapeutici validissimi nella cura di numerosi tipi di neoplasie e di altre malattie piuttosto gravi. E ho avuto anche modo di verificare personalmente tali effetti decisamente sorprendenti, ma quando tali persone hanno provato a rendere pubblici i loro dati unitamente ai rimedi sono stati incriminati a vario titolo e in pratica schiacciati come mosche; e sono certo che lo sarebbe stato anche Di Bella se non avesse avuto dalla sua l'appoggio, purtroppo di per sé effimero e discutibile, di alcuni politici e mass media.
Al di là di tutto questo esistono comunque diversi prodotti naturali, perlopiù omeopatici, normalmente reperibili in farmacia a prezzi irrisori, che pur non avendo la pretesa di sconfiggere tutti i tumori rappresentano però degli utilissimi strumenti terapeutici in tal senso.
Purtroppo come si sa il solo fatto di indirizzare chi è malato di cancro verso tali terapie, se non quando si trovi allo stato terminale e perciò di fatto condannato, può costituire di per sé reato perseguibile penalmente, solo perché non si è seguita la strada dell'ufficialità.
Per i non addetti lavori o per chi guarda la realtà solo con un occhio, quello della medicina di stato, può sembrare semplice sottoporre un qualsiasi rimedio al vaglio della giusta sperimentazione ma non è affatto così. Perché le medicine non sono solo dei bulloni, come
i pazienti non sono altrettante macchine da riparare e tra l'altro i rimedi terapeutici che tentano di esaltare le difese e meccanismi già presenti nella persona sono necessariamente difficili da vagliare con i metodi tipici della scienza cosiddetta "ufficiale". E non per un desiderio di nebulosità o per legami nostalgici al passato ma semplicemente perché procedono con meccanismi personalizzati e difficilmente omologabili.
Sono perfettamente d'accordo sull'affermazione che qualsiasi intuizione o teoria debba prima o poi fare i conti con la realtà dei fatti, dimostrando così la sua utilità concreta, ma ben altra cosa è ritenere che esista un soggetto neutrale in possesso di un metodo sempre valido per ad arrogarsi tale compito e diritto.
Se, per esempio, nella mia pratica clinica curo un bambino debilitato, immunodepresso, bombardato da anni con antibiotici e lo riporto in breve tempo ad una condizione di salute che non aveva affatto in precedenza, tale cambiamento deve poter essere riconosciuto con sicurezza almeno dai genitori, dal bambino stesso e da me che l'ho curato, altrimenti resterebbe solo un inutile fantasia. Ma credete che sia semplice dimostrare scientificamente tutto questo? Di norma i rappresentanti della cosiddetta ufficialità non prenderebbero neppure in considerazione il caso sentendo appena nominare i rimedi e le modalità con cui il paziente è stato curato. Oppure, come è già successo, di fronte ad una innegabile quanto inspiegabile guarigione arriverebbero piuttosto ad ammettere di essersi sbagliati in precedenza pur di non affrontare la diversità: cioè il bambino stava bene e la precedente terapia era stata intrapresa per errore.
E allora dove sta di casa all'illuminata comunità scientifica che tutto dovrebbe infallibilimente passare al vaglio?
Si potrebbe continuare a lungo ma mi limito solo alcune domande.
Come mai diversi farmaci considerati in Italia praticamente inutili (acqua fresca) come quelli omeopatici, in altri paesi europei sono largamente usati e "mutuabili" da molti anni?
E come spiegare che tante persone curate con rimedi considerati ufficialmente inutili guariscono anche da malattie verso le quali tutti il resto non aveva sortito alcun effetto?
Quando si pone l'attenzione sulla persona anziché sul proprio strumento o sulla propria formazione tecnica si tende per fortuna a superare ogni fossato.
Ora per quel che mi riguarda, non ho alcuna intenzione di affermare che la chirurgia e in alcuni casi anche la chemioterapia siano strumenti inutili ma, per favore, non ricominciamo con la pretesa della scienza onnipotente e poi, via, non siamo blasfemi, non tiriamo in ballo anche il buon Dio, come si fa nell'articolo in questione, per giustificare le nostre posizioni più o meno corrette. Potrebbe non essere affatto scientifico.

Approfondimenti:
Articolo
pubblicato su
Journal of
Medicine and the
Person, maggio
2003
Dall'introduzione
a un testo di
medicina
naturale
Prefazione al
testo: "Nuove
tipologie in
Medicina
naturale"
(per cominciare
a capirci
qualcosa)