Associazione P.K.

Il dott. Roberto Smacchia è il socio fondatore della Associazione PK che ha come scopo la promozione e la diffusione della cultura e dei metodi terapeutici della Medicina integrata e in particolare la promozione e diffusione del metodo terapeutico PKrep ovvero "Psicologia e Kinesiologia per una riprogrammazione emozionale profonda".
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  Una nuova finestra sul prenatale

Dott. Roberto Smacchia
( Articolo pubblicato su “Educare per”, rivista ufficiale dell’ANEP – Associazione italiana educazione prenatale – N° 4 – 2000 )


 

L'interesse crescente per la vita prenatale e le precise ricerche portate avanti negli ultimi decenni da studiosi in campo medico e psicologico offrono spunti di riflessione sempre più numerosi e significativi che non riguardano soltanto i nove mesi di gravidanza o il rapporto essenziale  madre-bambino, ma si proiettano sulla vita della persona nella sua interezza.
La prima conseguenza di tali ricerche e acquisizioni è stata una vera e propria rivoluzione riguardo  alla modalità di considerare la natura del bambino in utero, ritenuto fino a poco tempo fa un essere sostanzialmente passivo e pressochè   privo di  sensibilità. Dice a proposito Gino Soldera , riportando anche il pensiero di Chamberlain D. B. : "In  un passato non molto lontano si credeva che il bambino, durante la vita  prenatale, fosse un essere indifferenziato., dotato di un corpo e non di una psiche, di un sistema motorio disorganizzato, incapace di vedere, di sentire e di emettere suoni, privo di sensibilità, di intelligenza e  di possibilità relazionali e comunicative.
I numerosi dati raccolti hanno dimostrato, invece, che il bambino, fin dal momento del concepimento, è un essere reattivo, in continua interazione con la propria madre e con l'ambiente circostante; un essere senziente che percepisce, che ricorda, che apprende e che manifesta un proprio comportamento con tratti individualizzati ben definiti ". (1)
Che il bambino possegga una sensibilità particolarmente acuta, è un fatto oggi ben conosciuto e accettato da tutti. Anzi si dice che più  tenera è l'età più elevata è la sensibilità, tanto che, volendo semplificare, si attribuisce ai primi tre anni di vita la possibilità di incidere maggiormente sullo  sviluppo psichico  con una educazione di segno sia positivo che negativo.
"Freud ha sottolineato l'estrema sensibilità psichica del bambino. Le impressioni precoci  erano quelle che penetravano più in profondità e che rimanevano maggiormente impresse, situandosi  al limite della stimolazione traumatica" .(2)
Questo accade  per almeno due ordini di motivi. Il primo è dato dal fatto che , com' è facile intuire, il bambino piccolo è più "tenero", cioè trovandosi in una fase di intenso sviluppo e dovendo apprendere quasi tutto del rapporto con la realtà esterna e interna, si dimostra maggiormente malleabile a tutti i livelli. In secondo luogo, ma non per importanza, il suo rapporto con la realtà è immediato e "sensitivo". In altre parole, non possedendo ancora quel bagaglio di conoscenze tecniche  e di esperienze tipiche dell'adulto,  non può permettersi di distaccarsi e, in un certo senso, di proteggersi dall'impatto con la realtà. Anzi egli sta di fronte alla realtà  con occhi spalancati come per coglierne  ogni aspetto ed è come se possedesse delle "antenne" che gli permettono di intuire, sentire e percepire ciò che  all'adulto riesce soltanto con grande fatica. Quasi tutte le mamme sanno quanto il loro piccolo  sia in grado spesso di percepire anche lo stato d'animo di chi gli sta vicino e di mettere in atto, anche se in modo  non del tutto cosciente, delle strategie particolarmente scaltre per ottenere ciò che desidera.
Se applichiamo tali criteri alla vita prenatale, ci accorgiamo che il bambino in tale fase della sua esistenza è ancora più "tenero" poiché l'influenza delle esperienze positive o negative è elevata all'ennesima potenza. Allo stesso tempo se tale soggetto possiede una sua capacità di percepire, godere, conoscere, soffrire, sognare e selezionare gli stimoli e di rapportarsi in qualche modo con la madre e attraverso di essa con la realtà tutta, possiamo dedurre che  ad una scarsissima attività raziocinante corrisponda invece una elevatissima capacità di percepire stimoli e segnali che per un adulto  sembrerebbero impensabili. E questo ci viene confermato da tutti i dati relativi agli studi e alle terapie che si ricollegano al prenatale. Anzi, come nel neonato, la capacità sensitiva ( le antenne) decresce con il progredire dell'età e con lo strutturarsi di un pensiero di tipo adulto , anche nell'utero pare che le cose vadano esattamente così e cioè che la percezione fine e più "sensitiva" sarebbe massima all'inizio della vita, per decrescere relativamente con il progredire dello sviluppo  che porterà ad un essere pronto per la nascita. "Una volta che il bambino è nato, l'educazione si compie in tre successivi processi: l'impregnazione, l'imitazione e la sperimentazione. Per il bambino in gestazione la sperimentazione è nulla apparentemente, l'imitazione anche,intuibilmente;ma l'impregnazione è massima."(3)
Una questione che sembrerebbe invalidare decisamente quanto vado dicendo  è rappresentata dai gradi di sviluppo del sistema nervoso e degli organi di senso che nei primi tempi della gravidanza sono  soltanto  abbozzati e di conseguenza ancora non funzionanti.  La questione sarà ripresa più avanti, ma intanto anticipiamo  alcuni dati che possono permetterci  di capire quanto siano precoci  alcune capacità percettive fetali.   Scrive A. Fracassi,psicoterapeuta   :" Dal 1975 c'è stata una costante espansione della ricerca nel campo dello sviluppo infantile, non solo  riguardo l'interazione comunicativa madre-bambino, ma  riguardo anche il grado di attività mentale di presa di coscienza e di pensiero del bambino già dai primi mesi di gravidanza. La competenza percettiva dei neonati  è confermata da molti studiosi e, cosa ancora più interessante, tecniche sofisticate di monitoraggio hanno rivelato che anche il feto è un individuo competente, capace di elaborare i dati sensoriali complessi provenienti dal corpo della madre e dall'esterno." (4)
Dice ancora un esperto di vita prenatale riportando i dati scientifici più recenti: "Le stesse competenze osservate alla nascita  sono state rilevate nel corso della vita  prenatale e  ben prima del periodo in cui si è in grado di garantire la sopravvivenza del neonato prematuro.
I recettori tattili  sono presenti fin dalla settima settimana di gestazione nella regione peribuccale, dalla undicesima s.g. sull'epidermide  del viso e dalla quindicesima fanno la loro comparsa in altre parti del corpo. La conformazione dell'apparato gustativo è già relativamente definita alla tredicesima settimana di gestazione . I neurorecettori del sistema olfattivo principale sono abbozzati alla sesta settima . Fin dalla settima s. g. si assiste alla formazione del nervo ottico e via via delle cellule retiniche. Sono state registrate notevoli variazioni nel battito cardiaco a seconda del tipo di luce orientata verso il ventre materno e posta a contatto dello stesso.
Molti ricercatori sostengono che il sentire  prenatale sia tattile: il suono verrebbe propagato attraverso la stimolazione e vibrazione del liquido amniotico.
Alla ventiseiesima s. g. l'apparato uditivo è completo ed è in grado di reagire a rumori forti e successivamente riesce anche a discernere tra suoni e sillabe differenti."(5)
Lo strumento che più di altri ha permesso di "guardare dentro la pancia" e di trasformare in immagini ciò che prima si percepiva soltanto attraverso i movimenti del feto, è stato sicuramente l'ecografo, in tutte le sue versioni. Attraverso le immagini scattate con l'impiego degli ultrasuoni è stato possibile anche indagare e comprendere meglio ciò che viene vissuto dal feto.
" Qualunque  operatore sarà in grado di raccontare  le esperienze di gioco vissute  col bambino "fotografato" dagli ultrasuoni. Testimonianze che parlano di emozioni, di manifestazioni di gradimento o  di disappunto, di fughe di fronte al raggio invasore , di fastidio. Dunque, in  quello che potremmo definire un vero e proprio apprendimento intrauterino, il feto reagisce all'ambiente selezionando gli stimoli. E se questi stimoli  esistono, come esiste una vita percettiva, non c'è una sola ragione valida per affermare  che non esista anche una vita psichica."(6)

Una questione qualitativa

Freud  arrivò con una certa fatica  ad ammettere che la nascita potesse rappresentare una fase importante della storia personale in quanto possibile momento traumatico. Per Otto Rank  invece tale momento sarebbe sempre un evento traumatico della massima importanza per la vita psichica successiva. Per Sandor Ferenczi, la vita psichica del neonato è fortemente caratterizzata dal desiderio allucinatorio  di tornare  a godere un'esistenza serena e rassicurante all'interno del caldo corpo materno. Ma in definitiva sia per Freud che per i suoi allievi della prima ora  la vita prenatale non divenne mai un tema da affrontare e considerare con grande attenzione. Diverso peso assume la questione per M. Klein, Spitz e Winnicott ma comunque nonostante la profondità e la serietà con cui tali autori hanno affrontato la questione è come se alla fine tutti si fermassero impotenti  su una linea di confine o, come arrivati sulla riva di un fiume, non avendo i mezzi per attraversarlo,  si arrestassero cercando di intravedere da lontano quel che succede sull'altra sponda. Oggi invece seppure in forma iniziale tali mezzi esistono e ci permettono di attraversare il fiume e di osservare con discreta nitidezza ciò che accade sull'altra riva. E proprio in base a tali osservazioni si può sicuramente ribadire e sottolineare quanto l'esperienza prenatale possa incidere sulla vita successiva, precisando però che si tratta più di una questione qualitativa che quantitativa. Infatti se considerassimo la questione solo da un punto di vista quantitativo dovremmo semplicemente pensare che la vita e le relative esperienze  non iniziano dopo la nascita bensì all'incirca nove mesi prima . Questo dato però  non renderebbe ragione  della  reale portata del tempo prenatale che può essere adeguatamente valutato solo in termini qualitativi.
In effetti  nell'utero  si svolge una storia  che possiede  come una sua completezza; è come se fosse una vita intera; un'altra vita. Infatti sono tali e tante le trasformazioni del bambino in utero  che tale fase rappresenta come una totalità; una fase completa della vita; in un certo senso, come già detto, un'altra vita. Egli passa in pochi mesi  da un quasi nulla ad un essere con un corpo e una psiche ben definiti e con la capacità di vivere nel mondo con una sostanziale  (anche se non totale) indipendenza. Anche il freddo dato numerico relativo al peso può forse aiutarci a capire la rilevanza della fase prenatale : durante la vita fetale infatti la massa aumenta di 440 milioni di volte, mentre aumenta solo di 20 volte dopo la nascita.
" Come in nessun altro momento della sua esistenza l'essere umano  sperimenta un' intensità di sviluppo comparabile a quello del periodo prenatale : parte da una cellula e, in pochi mesi, diventa un essere completo o, virtualmente completo, in possesso di abilità stupefacenti, acquisizioni indelebili, è incredibile.
Perciò, pur riconoscendo l'importanza dell'educazione del bambino, specie nei primi anni di vita, e senza rifiutare l'efficacia dell'auto-educazione dell'adulto che si fa carico del proprio sviluppo lavorando su stesso, possiamo affermare che nessuna educazione del bambino piccolo né l'auto-educazione dell'adulto, potrà mai avere l'impatto fondamentale dell'educazione prenatale."(7)
Inoltre , in alcune tecniche di medicina energetica si lavora sulle tracce che il vissuto lascerebbe su delle zone  corporee , come per esempio l'iride. Ebbene la traccia circolare che va dalla nascita ai sessant'anni si sovrappone perfettamente a quella che  descrive l'esistenza intrauterina  e che va, come è ovvio, dal concepimento alla nascita.
"Tutto questo ci consente di affermare con assoluta certezza che  i nove mesi  della  gravidanza  rappresentano un periodo completo dal punto di vista fisico ma anche psichico."(8)

Psico e Kinesi

Di fronte  a tutto questo viene spontaneo pensare che  quanto è stato detto e scritto  fino ad oggi sulla vita psichica e  sui relativi disturbi potrebbe essere totalmente riveduto e corretto alla luce di una nuova finestra che si apre su quella fase formidabile  costituita dalla vita prenatale.
Senza nulla togliere  alle fasi dello sviluppo descritte da Freud ed altri, possiamo però domandarci come e quanto tali fasi e tali problematiche siano influenzate, condizionate e innescate da ciò che è avvenuto prima. Dice il professor Gindro Sandro:" Già Freud affermava l'esistenza dell'inconscio individuale al momento della nascita, sostenendo, tra l'altro, l'importanza dei primissimi anni di vita nella formazione della personalità. Si giustifica così la necessità, da parte degli psicanalisti  di risalire proprio agli avvenimenti di quegli anni per risolvere disturbi nevrotici e psicologici che si manifestano in età adulta.
A mio parere l'intuizione di Freud è, però, riduttiva. Sono convinto infatti che se si vogliono scoprire davvero le cause di alcuni disturbi della personalità, occorra riandare alla vita prenatale. Perché è proprio in quei nove mesi di vita che si ricevono i primi importanti condizionamenti, che si subiscono i primi traumi."(9)
In secondo luogo è necessario porre nuova attenzione a quanto ci permette di  indagare  con discreta sicurezza le esperienze della vita prenatale. Lo strumento che personalmente mi ha più convinto in tal senso e di cui ho maggiore esperienza  è sicuramente la kinesiologia. Attraverso un test muscolare "semplificato", cioè reso semplice e ripetibile da una parte e più fine e delicato dall'altra, si è in grado di indagare con discreta sicurezza  il mondo emotivo personale. A partire  dagli insegnamenti  del "One Brain" , ho potuto elaborare un metodo personale che ho chiamato P-K (psico e kinesi) e che permette di ampliare e rendere più sicura tale indagine.
Attraverso il  suddetto  test muscolare è possibile stabilire una particolare forma di dialogo fatto di si-no, positivo-negativo, col nucleo emotivo profondo della persona che è forse inappropriato definire semplicemente con il termine  di "inconscio".
Per ottenere delle risposte il più possibile esatte e attendibili  occorre innanzitutto eseguire il test con la massima precisione e in secondo luogo imparare a formulare le domande più adeguate  secondo protocolli ben sperimentati.
Risulta ovviamente impossibile in queste pagine dettagliare ulteriormente il metodo P-K e definire i contenuti emersi in  anni di lavoro, ma vorrei proporre in estrema sintesi  alcune linee di fondo  emerse  con grande chiarezza e che forse potranno essere utilizzate come spunti per un' ulteriore ricerca.
1- Lungi dall'essere sempre e necessariamente un bel nido dorato, l'utero diventa molto spesso un luogo angusto dove si sperimentano sensazioni di paura e di rifiuto, naturalmente generate soprattutto da un difficile rapporto con la madre. Questo dato concorda ampiamente  con quanto dice in merito il professor  Gindro Sandro: " E' importante sapere che nessuna donna accetta incondizionatamente l'essere che sta crescendo dentro di lei. Dal quale si sente, almeno in parte, espropriata. Tutte le donne, nessuna esclusa,  anche quelle che hanno maggiormente desiderato e cercato questa maternità. C'è un sentimento di rifiuto spesso inconsapevole ma non per questo meno intenso"(10).
2- Le ferite psicologiche instaurate in tempo prenatale costituiscono la radice di gran parte dei problemi successivi ma possono essere aggravate e approfondite o al contrario limitate e  contenute dal vissuto postnatale. In altre parole,  se è vero da una parte, che  anche un semplice trauma fisico della madre incinta, con relativa minaccia di aborto, può costituire per il nascituro un grave trauma psichico con sensazioni di rifiuto e di morte, è anche vero che tali emozioni fortemente negative per arrivare ad un livello di reale disturbo della vita psichica dovranno ricevere ulteriori e successive conferme, altrimenti, per fortuna, in un rapporto fondamentalmente sano e sereno verranno certamente riassorbite e ridimensionate.
Comunque, in un caso o nell'altro, sulla scena della vita ciascuno tende a rappresentare la sua parte, il suo preciso copione che trova la  radice primaria nell'esperienza prenatale.
3- Tutte le ricerche condotte attraverso il test P-K inducono a  collocare l'inizio del flusso emotivo del nascituro alla fase del concepimento. Tutto  conduce a considerare che l'esperienza della persona  inizi con il concepimento e non abbia  soluzioni di continuità sino alla vecchiaia e alla morte.
Questo dato non può essere ancora pienamente spiegato alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, ma invece di negare semplicemente tale possibilità, possiamo limitarci a formulare delle ipotesi sperando di poterle confermare attraverso ulteriori ricerche.
L'ipotesi più probante  è  quella cellulare. Cioè le cellule iniziali e gli aggregati successivi conserverebbero un qualche tipo di memoria che verrebbe progressivamente integrata con il crescere del soggetto e con lo sviluppo del sistema nervoso.
Dice Andrè Bertin riferendosi alla percezione dell'amore materno: "L'amore che gli porta, le idee che sviluppa su di lui, impregnano lo psichismo in crescita del feto, la sua memoria cellulare, delineando  le forze principali della personalità che lo accompagneranno per tutta la vita. "
E più avanti " Così l'informazione privilegiata ricevuta dal bambino da psichismo,sentimenti e pensieri della madre modificano la qualità vibratoria delle cellule di questo essere in  sviluppo ". E inoltre " Ogni cellula incorpora le informazioni che riceve e le  comunica alle altre cellule, l'uovo creato al momento della fecondazione porterà le informazioni che riceve e le trasmetterà a  tutte le cellule a cui darà origine, cioè a tutto il corpo del bambino. "(11)
"Nell'uomo, insomma, il corpo e la psiche rappresentano un tutto unico che si attiva già al momento del concepimento."(12)
4- Il bambino si presenta sulla scena della vita, sin dalle sue prime battute, con un bagaglio particolare costituito da un nucleo di esigenze innate ; esigenze che sono tipiche della specie umana.
Esigenze di nutrizione, amore, accoglienza, rispetto del proprio esserci, della propria individualità, della propria sessualità. Un dato che colpisce in modo particolare l'attenzione dell'operatore è l'esigenza del bambino, anche prima della nascita, di essere riconosciuto come altro da sè ( rispetto al genitore) e come portatore di un valore in sè. Ed è soltanto l'esperienza di un amore non condizionato che permette di percepirsi come valore in sè, cioè di valere in quanto si è. Anche il venir trattati come un principe  non ripagherebbe  in alcun modo l'esigenza di essere considerato dal genitore come luogo di valore altro da sè.
5- Tali esigenze fondamentali e profondissime necessitano naturalmente di una risposta  che però nel concreto può essere più o meno corrispondente alle domande formulate dal soggetto.  Per fare un esempio,  siccome ogni metabolismo cellulare ha necessità assoluta dell'ossigeno, una carenza di tale elemento può arrivare a frenare ,condizionare, distorcere tale metabolismo, fino a portare alla morte cellulare. Ma anche se la cellula si adattasse a consumare una quantità minore di ossigeno  sarebbe comunque presente  una qualche forma di sofferenza rispetto all'esigenza iniziale.
6- Ogni esigenza originaria rimasta priva di risposta tende a produrre rabbia. Una rabbia che possiamo definire "primaria", cioè non vissuta come sentimento consapevole ma piuttosto come reazione vitale e difensiva. Tale rabbia viene però sempre incamerata sotto forma di "energia negativa" che ha necessità di trovare nel tempo una adeguata liberazione.
7 -La percezione di sè, che può variare molto da un soggetto all'altro,  dipende dagli input ricevuti in prevalenza dal mondo esterno . L'io infatti si forma attraverso l'impatto con un tu. Se l'impatto è negativo, l'iniziale percezione dell'io si può caricare di negatività, di sensi di colpa, di sentimenti autodistruttivi che peraltro hanno certamente una loro parte, insieme ai meccanismi fisiologici inconsci  attivati dalla madre, nel realizzarsi di molti aborti spontanei, specie nelle prime fasi della gestazione.
Anche se la percezione di sè può variare di molto deve però fare i conti con ciò che abbiamo definito nucleo di esigenze originarie e ogni percezione che non corrisponda a tali esigenze non produce certamente benessere e felicità.
Perciò da una parte il bambino si presenta estremamente ricettivo e fragile ma dall'altra appare dotato di una impostazione ben precisa di sè.
A questo punto si potrebbero citare esempi a non finire su precise storie personali ma eviterò di farlo in quanto ritengo che mancando la possibilità in questa sede di presentare una storia clinica completa , alcuni spezzoni isolati avrebbero significato molto scarso e facilmente contestabile. Infatti la questione più seria e convincente non è data tanto dall'emozione particolare, dalla frase chiave o dai traumi specifici collegabili attraverso il test ad un periodo ben definito della vita prenatale, perché questi ed altri contenuti potrebbero certamente venire filtrati e perciò in qualche modo falsati dal vissuto personale successivo. Piuttosto vorrei insistere sul fatto che i contenuti del lavoro P-K reperiti attraverso il test muscolare  appaiono sempre precisi e pertinenti e di fatto si rivelano utilissimi sia a sbloccare delle profonde problematiche psichiche sia a fornire una forma di logica alle tappe personali successive e al già citato "copione" di comportamento.
Infine, pur essendo consapevole che il metodo P-K non può definirsi pienamente oggettivo in quanto può risentire di un certo grado di soggettività, resto comunque ogni giorno più affascinato dall'impiego di tale strumento che rende possibile sondare sin nei meandri più reconditi  un mondo come quello  prenatale  ritenuto pressoché inaccessibile fino a poco tempo fa.

Roberto Smacchia    -- medico chirurgo -- viale Serafini 91- 60044 Fabriano (AN)

E-mail: roberto.smacchia@libero.it – Tel. 0732 627653

BIBLIOGRAFIA

1) Atti convegno ANEP aprile 1996 pag.12
2) L. Janus -Come nasce l'anima- pag.24
3) Relazione "Come dal principio del suo essere..."-pag.1
4) Rivista "Per educare" -1--1999-pag.13
5) G. Soldera - Medicina Naturale - nov.1999-pag.8
6) Nove mesi sulla luna-pag.72
7) Andrè Bertin -Relazione citata -pag.2
8) Nove mesi sulla luna-pag.71
9) Nove mesi sulla luna-pag.73
10) Ibidem -pag.74
11) Andrè Bertin -Relazione cit.-pag.5-8-12
12)Nove mesi sulla luna-pag.71
 


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