Lo spirito del fiore

Alcune note introduttive
Una domanda che mi sento rivolgere spesso riguarda il reale funzionamento delle tecniche terapeutiche cosiddette "naturali" o "alternative".
Dopo più di 25 anni di esperienza positiva in tale campo, affermo provocatoriamente di non voler rispondere semplicisticamente a simili questioni, essenzialmente perché sono mal poste, in quanto condizionate da una mentalità medica che tende facilmente scambiare le persone per delle macchine e le malattie per dei bulloni da sostituire al più presto.
Un bullone è pur sempre un bullone; basta trovarne uno della giusta misura e il gioco è fatto. Peccato che nel campo della salute umana le cose vadano un po' diversamente, tanto che non è possibile dare una valutazione astratta circa l'efficacia di un qualsivoglia sistema terapeutico.
Ritengo invece che sia solo possibile dire, con una buona dose di probabilità (e questo, checché se ne dica, vale per qualsiasi altro sistema terapeutico), se una certa terapia può giovare ad una determinata persona che presenti uno specifico problema in un momento altrettanto ben determinato.
Tale questione ci porta immediatamente a considerare il fatto che la Medicina, pur essendo in qualche modo una scienza in quanto si avvale di conoscenze e strumenti scientifici, rimane però essenzialmente un'arte. E di conseguenza ogni reale intervento terapeutico deve necessariamente tendere all'arte più che alla ripetizione asettica, senza dimenticare poi le parole di Ippocrate, secondo cui per curare è necessario prima di tutto "non nuocere".
Va detto inoltre che la differenza tra floriterapia e psicofarmaci non è da valutare unicamente in termini di potenza immediata, né soltanto in quelli relativi al grado di tossicità di tali prodotti. La differenza sostanziale consiste piuttosto nella diversità del meccanismo d'azione. Infatti mentre lo psicofarmaco tende a sostituire i processi fisiologici, il fiore cerca invece di inserirsi all'interno di questi, favorendone la ripresa e il naturale riequilibrio.
Tuttavia l'inserimento della floriterapia all'interno di altri sistemi terapeutici possibilmente naturali quali l'agopuntura, l'omeopatia, la kinesiologia ed altri ancora non è certamente casuale perché per realizzare un'azione curativa profonda e completa spesso la floriterapia necessita di essere affiancata, preceduta o seguita da altre terapie, naturali e non.
In tanti casi infatti risulta indispensabile anche il ricorso ai farmaci allopatici di uso corrente.
Forse qui si rischia di forzare un pò il pensiero di Bach ma credo comunque che la posizione più corretta di qualsiasi operatore della salute sia quella di porre al centro di tutto la specifica persona e il suo bisogno di ben-essere, impiegando poi gli strumenti terapeutici più idonei al caso, senza inutili chiusure o dogmatismi, sia da una parte che dall'altra.
Solamente in questa ottica penso sia lecito parlare seriamente di Medicina integrata e tendenzialmente globale.
Vorrei inoltre aggiungere che pur con tutto il rispetto e la considerazione che nutro per la tradizione -altrimenti ci si troverebbe senza radici- ritengo assolutamente necessario aggiornare e fare evolvere di continuo i nostri preziosi strumenti terapeutici, anche se questi arrivano da una storia ormai consolidata come i fiori di Bach.
A tale proposito, nel testo che segue si parlerà, oltre che del tradizionale estratto floreale, anche di fiori potenziati e di complessi denominati "Mind".
Per finire, mi sembra doveroso un rapidissimo accenno ad alcuni sistemi di selezione dei farmaci che vanno sotto il nome di kinesiologia e bioelettronica. Attraverso tali strumenti siamo oggi in grado di scegliere con maggior sicurezza sia i prodotti che le terapie da impiegare nel singolo caso, rendendo così più preciso ed incisivo ogni nostro intervento a favore della salute, compreso l'impiego della floriterapia.
I fiori del dott. Bach
"Così, dietro ogni malattia
ci sono le nostre paure,
le nostre ansietà, le nostre avidità,
i nostri gusti e le nostre avversioni".
La floriterapia messa a punto in Inghilterra dal dottore Edward Bach (1886-1936), costituisce uno dei principali strumenti per trattare in maniera fisiologica le problematiche psicoemotive.
Bach, medico omeopata e profondo conoscitore della microbiologia intestinale, introduce l'uso di sette importanti nosodi omeopatici derivati da sostanze isolate dall'intestino di malati cronici.
In breve tempo i sette nosodi trovano un'ampia accettazione sia da parte dei pazienti che delle associazioni mediche, in Inghilterra come pure all'estero. Il successo ottenuto non frena però l'incessante ricerca del dottor Bach la cui attenzione è rivolta innanzitutto all'origine ultima delle malattie e che viene da questi identificata con il venir meno di una condizione di equilibrio naturale. Per Bach infatti la malattia rappresenta l'espressione di un conflitto o di un disordine verificatosi primariamente a livello psichico od esistenziale. Di conseguenza quelli che noi registriamo come sintomi non sono altro che il risultato finale di forze negative che hanno agito dentro di noi in profondità e per lungo tempo. Se curiamo dunque soltanto il livello più superficiale della patologia senza rimuoverne le cause primarie non mettiamo in atto una reale terapia ma ci limitiamo piuttosto a trasformare la facciata. Pertanto invece di sopprimere drasticamente il sintomo sarebbe più opportuno comprenderne il messaggio e curare la persona, cercando di arrivare alla radice della sua problematica.
Tale impostazione che potremmo definire psicosomatica risulta certamente utile e preziosa anche ai nostri giorni nei quali sembra che di fronte alla malattia le persone siano spesso pervaso da una sorta di rassegnazione che non si esprime tanto nel non curarsi, (anzi di solito ci si cura anche troppo e con troppi farmaci), ma si trascura piuttosto di investire la nostra stessa energia e le nostre scelte di vita per tentare di giungere ad una guarigione reale.
Per la verità e tale atteggiamento ha radici lontane che affondano nell'identificazione del problema ultimo sempre al di fuori della nostra persona. "Il male viene da fuori, io non centro", sembra essere l'espressione più comune di fronte ai problemi di salute e non solo.
È certo che, al di là di una pretesa onnipotenza, il riconoscimento della realtà come "dato" sembra essere talmente innegabile da costituire una delle evidenze fondamentali della persona. Ma è pur vero che all'interno del "dato" noi ci muoviamo, esistiamo, prendiamo le nostre decisioni e le nostre strade, compiamo continuamente le nostre scelte, anche se spesso a livello inconscio e no del tutto consapevole. E se viviamo una sincera attenzione per la realtà reale (non quella virtuale) possiamo renderci ben conto che qualunque cosa accade dentro o fuori di noi possiede un valore, un senso e dunque anche la malattia ha certamente un suo significato.
Senza pretendere di eliminare l'insormontabile mistero del dolore che tanto spesso non si riesce a ricondurre ai nostri schemi preconcetti, possiamo fare comunque attenzione a ciò che si può chiamare "il messaggio della malattia". Come infatti il dolore può servire a scuoterci, a renderci conto di un pericolo imminente o a svegliarsi dal nostro torpore quotidiano, così ogni malattia o disturbo veicolano una qualche forma di messaggio, specie quando si tratta di disturbi psicoemotivi.
Purtroppo sappiamo anche bene quanto l'uso dello psicofarmaco come risposta a tali disturbi tende invece ad inibire la capacità di reagire e di trovare soluzioni adeguate ai problemi. Sebbene il loro impiego risulti a volte indispensabile, una terapia a base di psicofarmaci rende la persona sicuramente meno capace di esprimere e di guardare il nucleo profondo della propria sofferenza, senza parlare poi della possibilità di indurre dipendenza fisica e mentale.
Lo psicofarmaco allora, come altre terapie chimiche, assume il ruolo di strumento sostitutivo esterno: se il male viene da fuori anche la cura dovrà arrivare dall'esterno.
A forza di oggettivare e definire la malattia e i farmaci che la contrastano ci si è dimenticati che la lotta per la salute si combatte prima di tutto nell'ambito psicofisico di una persona concreta; poiché la malattia prende piede in quanto vien meno qualcosa nell'equilibrio biologico di quel dato soggetto.
Perciò se, a parte alcuni episodi traumatici acuti, il processo morboso viene prima di tutto da dentro e non da fuori, la guarigione deve procedere dall'interno della persona, a partire prima di tutto da un suo cambiamento di prospettiva e da una diversa mobilitazione delle proprie energie. E se l'intervento terapeutico esterno risultasse indispensabile, dovrebbe comunque favorire innanzitutto il tentativo di riequilibrio che il soggetto malato ha già messo in atto.
Secondo Bach all'origine di tante malattie vi sono emozioni negative, tensioni e ansietà che costituiscono già di per sé qualcosa di non sano e che a lungo andare possono riuscire a minare la salute psicofisica, potendosi poi esprimere nelle più svariate sintomatologie.
Bach è inoltre convinto che nella natura esistano già le risorse necessarie ad innescare e favorire il nostro processo di guarigione e identifica nel fiore l'espressione energetica più elevata di tutto il regno vegetale.
Seleziona dunque negli anni ben 38 rimedi floreali singoli, più un composto, che corrispondono ad altrettanti quadri di patologia psicoemotiva.
Li divide poi in sette gruppi, assemblando i fiori che presentano caratteristiche di fondo comune, favorendo in tal modo la ricerca del rimedio più utile.
La modalità d'azione del rimedio floreale si esplica prevalentemente a livello energetico, similmente a quanto accade nella terapia omeopatica.
Ciò che importa è la qualità del messaggio, come è la qualità a rendere una chiave adatta alla serratura che si vorrebbe aprire.
Classificazione dei rimedi in gruppi:
1- Delusione e depressione: Larice-Pino-Olmo-Castagno dolce-Stella di Betlemme-Salice-Quercia-Melo selvatico
2- Distacco dalla realtà: Clematide-Caprifoglio- Rosa canina- Olivo- Castagno bianco- Senape- Gemma di castagno
3- Interesse scorretto verso gli altri: Cicoria -Verbena- Vite- Faggio- Acqua di roccia
4- Incertezza: Piombaggine-Scleranto-Genziana- Ginestra- Carpino- Avena selvatica
5- Ipersensibilità: Agrimonia- Centaurea -Noce- Agrifoglio
6- Paura: Eliantemo- Mimmolo- Pioppo- Visciola- Castagno rosso
7- Solitudine: Violetta acquatica- Erba balsamina- Erica
Una difficoltà che può incontrare chi si cimenta con lo studio di fiori di Bach è costituita dal linguaggio piuttosto atipico e scarsamente didattico con cui vengono descritti tali rimedi nei testi che vanno per la maggiore.
Si tratta per la verità di un linguaggio presente già negli scritti dello stesso Bach ma che non rende troppo facile, a mio parere, l'individuazione del fiore più adatto od una eventuale diagnosi differenziale.
L'esperienza insegna invece quanto sia importante per l'utilizzo ottimale di tali preziosi rimedi arrivare a conoscere e capire lo "spirito del fiore", cioè il suo nucleo essenziale, piuttosto che fermarsi a dei concetti altisonanti ma spesso anche un tantino astratti.
Anche per tali ragioni i quadri rappresentativi che seguiranno vorrebbero tentare di fotografare il fiore cogliendone sinteticamente il "nucleo" e mostrandone, per così dire, il cuore in senso umano e psicologico.
Inoltre quello che è stato chiamato "dialogo interiore", ma che può costituire anche un esempio di dialogo fra persone amiche, tenta di chiarire ulteriormente il punto di vista sulla realtà vissuto dal personaggio corrispondente allo specifico fiore, e siccome in genere le persone di sesso femminile hanno un accesso più diretto al proprio mondo emotivo, si è scelto di descrivere quasi tutti i fiori facendo riferimento a soggetti femminili.
Infine la stessa frase positiva, oltre ad avere una funzione terapeutica, può costituire un ulteriore apporto alla corretta individuazione del fiore.
I fiori potenziati
Se il fiore diBach, come si è già detto, veicola un preciso messaggio energetico, la sua incisività terapeutica sarà direttamente proporzionale alla corrispondenza di tale input con il relativo recettore.
In altre parole, più una chiave corrisponde alla serratura da aprire, maggiore sarà la probabilità di successo.
Disponendo pertanto di più livelli energetici dello stesso fiore siamo in grado di impiegare uno strumento maggiormente modulabile sulla specificità dell'equilibrio psicofisico di ciascun paziente, con una conseguente risposta terapeutica più pronta e duratura.
Dopo anni di esperienze positive sia in Italia che all'estero, numerosi medici hanno osservato un notevole incremento del potenziale energetico degli estratti floreali di Bach sottoposti a procedimenti di diluizione e dinamizzazione simili a quelli adottati in omeopatia, constatandone una maggiore efficacia ed incisività di azione.
Sulla scorta di tali esperienze, per ogni singolo fiore sono state messe a punto quattro serie di preparazioni di livello energetico crescente che consentono un trattamento molto più duttile e personalizzato e perciò più idoneo a risolvere i problemi profondi della persona.
La prima serie, corrispondente al primo livello di energia, rappresenta il "normale" e ben noto estratto floreale di Bach, mentre le successive tre serie, contraddistinte come base, media e forte, sono connesse a livelli di energia e quindi di attività crescenti.
Va rilevato che il particolare procedimento impiegato per potenziare i fiori di Bach fa riferimento alla serie cnquantamillesimale che nella tradizione omeopatica è sempre stata ritenuta più idonea al trattamento delle problematiche psichiche.
Le eventuali perplessità di chi, giustamente rispettoso della tradizione e dell'insegnamento diBach, si trovasse a disagio di fronte a tale innovazione considerandola troppo audace, vengono, a mio parere, pienamente superate dal fatto di poter disporre comunque dell'estratto floreale nella sua formulazione originaria.
Senza nulla togliere perciò alla tradizione terapeutica già ben consolidata e all'insegnamento di Bach, si è cercato soltanto di offrire al medico e al paziente uno strumento curativo più modulabile sulle esigenze della singola persona.
Tra l'altro quanti hanno la possibilità di usare l'affascinante metodica della kinesiologia applicata sono in grado di verificare con precisione la validità di quanto si è detto. Infatti attraverso tale strumento si riesce agevolmente a selezionare il fiore più adatto alla problematica del paziente e, in generale, si riscontra che più la patologia è seria e profonda più risulta necessario usare un livello elevato di energia.
I Mind
Nei casi in cui non fosse comunque possibile per vari motivi l'individuazione del singolo fiore corrispondente allo stato emozionale del paziente, potrebbe risultare più opportuno l'utilizzo dell'intero gruppo di fiori che più si avvicina alla problematica in questione.
A tale proposito e sempre sulla scorta di ripetute esperienze terapeutiche, i fiori dei sette gruppi sono stati associati in altrettante formulazioni composte, contraddistinte dalla generica denominazione Mind, accompagnata dal corrispondente numero che va ovviamente dall'uno al sette.
A sua volta a ciascuno dei sette Mind è disponibile, come i singoli fiori, nelle quattro serie di livello energetico crescente, corrispondenti rispettivamente al tradizionale estratto floreale (normale) e al tipo base, medio e forte.
Tra l'altro anche attraverso i suddetti test energetici si evidenzia relativamente spesso la necessità di usare un Mind anziché un fiore singolo.