Associazione P.K.

Il dott. Roberto Smacchia è il socio fondatore della Associazione PK che ha come scopo la promozione e la diffusione della cultura e dei metodi terapeutici della Medicina integrata e in particolare la promozione e diffusione del metodo terapeutico PKrep ovvero "Psicologia e Kinesiologia per una riprogrammazione emozionale profonda".
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  Appunti di omeopatia

(...) Tra l'altro, tali concetti non sono affatto estranei o in contraddizione con le più moderne acquisizioni della fisiopatologia, anche se nella pratica corrente vengono poi rimossi e censurati.
E' chiaro che la persistenza dei sintomi risulta comunque scomoda e molto spesso inopportuna, tanto che ogni serio sistema terapeutico tenta di superarli o di arginarli. Ma il punto fondamentale consiste nella non considerarli il male in se stessi, quanto piuttosto l'epifenomeno di una lotta portata avanti dall'insieme dei sistemi difensivi organici, al fine di ristabilire un equilibrio psicofisico il più possibile completo e duraturo.
Ma se il sintomo è soltanto l'epifenomeno, l'eco di una lotta sana e positiva che sta avvenendo dentro di noi, perché non tentare di esaltare tale lotta e i meccanismi che la sostengono?
Questo è precisamente quanto si tenta di fare con l'uso dei rimedi omeopatici che risultano particolarmente utili ed efficaci quando si tratti di malattie  croniche o recidivanti.
Infatti se nell'episodio morboso acuto e grave può essere giustificato o addirittura insostituibile un intervento con i mezzi più moderni della Medicina ufficiale (allopatia), in tantissimi altri casi sarebbe decisamente preferibile l'utilizzo dei rimedi naturali, in particolare omeopatici.
Per portare qualche esemplificazione piuttosto banale, se in seguito ad una caduta si riportasse un trauma contusivo grave che potrebbe mettere in pericolo la vita, sarebbe pienamente giustificato il ricorso a terapie d'urgenza, praticate se possibile in reparti ospedalieri specializzati. Come pure sarebbe opportuno l'impiego di una terapia antibiotica in caso di gravi infezioni o l'uso del cortisone di fronte ad una crisi asmatica soffocante.
Non perché l'omeopatia sia disarmata di fronte alle urgenze o alle malattie gravi, ma solo perché mi sembra ragionevole ed obiettivo riconoscere in generale alla Medicina allopatica una priorità sul controllo del sintomo acuto. Che dire però di tutto il resto e cioè di tutti i casi acuti in cui non vi è pericolo immediato per la vita e di tutte le situazioni patologiche persistenti in cui il disturbo è essenzialmente di origine tossica o degenerativa e che rappresentano la fetta principale della patologia corrente?
Tra l'altro, anche negli stessi quadri di patologia acuta vissuti con intenso disagio come in caso di nevralgie, cefalee, dolori reumatici e via dicendo non appare sempre così adeguato impostare il trattamento a base di sostanze chimiche che vanno ad inibire in modo innaturale i meccanismi fisiologici e ad accrescere inevitabilmente il carico di tossine. Si rischia infatti così facendo di innescare un pericoloso quanto perverso circolo vizioso.
Risulta chiaro per chiunque, anche se non addetto ai lavori, che tante infezioni recidivanti così frequenti specialmente nell'infanzia, non sono da imputare primariamente ai microrganismi presenti sul momento, quanto invece ad una insufficiente capacità difensiva dell'organismo stesso.
Ma allora perché accanirsi contro il microbo, con dosi massicce e ripetute di antibiotico che deprimono ancora di più le già fragili difese organiche? E perché invece non darsi da fare piuttosto per esaltare i meccanismi immunitari in modo da mettere in grado l'organismo di convivere senza particolari problemi con i tanti microrganismi che fanno parte del nostro ambiente e che sono per la maggior parte ospiti abituali delle nostre mucose? L'incredibile verità è che questa costituirebbe comunque un'impresa piuttosto ardua perché, ancora più incredibile, con l'infinità di molecole terapeutiche a nostra disposizione e con i tanti farmaci sempre più potenti e reclamizzati, non esiste quasi nulla in Medicina allopatica che riesca seriamente a rinforzare e riequilibrare in modo fisiologico un organismo che stia lottando per recuperare lo stato di salute.
L'allopatia si è costituita essenzialmente come Medicina sintomatica operante con meccanismi opposti al sintomo. Dunque una Medicina "anti": antipiretici, antibiotici, antidolore, antiansia, antiacidi, antinfiammatori e così via. Oppure una Medicina che in altri casi diviene sostitutiva: una trasfusione di sangue, un trapianto d'organo o una terapia ormonale in caso di funzione insufficienze a livello ghiandolare.
Mi permetto di ripetere che nel caso in cui l'organismo abbia dissipato l'energia necessaria per attivare un'azione difensiva o quando non sia in grado di fronteggiare in tempo una grave situazione, anche le azioni mediche impostate sul concetto dell'"anti" e quelle di tipo sostitutivo possono essere efficaci ed opportune. Ma perché non tentare quasi mai di sostenere, esaltare, stimolare, rafforzare, favorire in modo fisiologico e mirato lo sforzo che l'organismo ha già messo in atto?
Questo e solo questo è quanto tenta di fare quella "strana cosa" che si chiama omeopatia.
Per quanto riguarda il problema del dosaggio, quasi tutti credono che i farmaci funzionino sempre con modalità dose-dipendente. Cioè se un grammo di antibiotico funziona al 50%, due grammi funzioneranno all'incirca al 100%. Come diceva una nota pubblicità, se un bicchierino di liquore fa bene, due fanno ancora meglio. E per certi versi è così, ma solo entro certi limiti.
Non mi riferisco neppure alla questione della dose tossica perché è bene evidente a chiunque che dopo un certo numero di bicchierini o di grammi di antibiotico non è possibile procedere oltre per la semplice ragione che si è oltrepassata la massima dose tollerabile. Mi riferisco piuttosto al fatto che in natura il funzionamento delle sostanze attive non è sempre dose-dipendente o, meglio, non è proporzionale alla dose impiegata. Cerco di spiegarmi con qualche semplice esempio.
Se ho intenzione di aprire una porta senza timore di abbatterla, sfondarla o scardinarla, più forza impiego più facilmente ottengo il risultato voluto. Ma se voglio aprire la suddetta porta nel modo più conveniente e fisiologico dovrò semplicemente usare la chiave giusta e una forza proporzionata all'atto da compiere.
Allo stesso modo, se voglio che una carezza sia efficace, la forza da impiegare dovrà essere ben dosata e non oltrepassare un certo limite.
Sappiamo che a livello biochimico, gli enzimi, questi nostri preziosissimi catalizzatori che rendono possibili le reazioni fisiologiche, richiedono per la loro attivazione la presenza di altre sostanze specifiche, per esempio oligominerali. Ebbene tali sostanze devono essere presenti entro certi limiti, perché al di sotto di una certa concentrazione la reazione non si attiva e al di sopra invece si blocca. Questo può sembrare strano ma livello fisiologico tutto procede seguendo un modello di equilibrio.
Le megadosi utilizzate in Medicina allopatica rispondono bene perciò alla necessità di bloccare e inibire le funzioni cellulari in tempi brevi. Bloccare l'infiammazione, la febbre; uccidere il microbo, etc. Ma per stimolare, sostenere, guidare in modo naturale e fisiologico le varie funzioni organiche risultano molto più utili ed efficaci le piccole dosi di sostanze attive. D'altronde si sa che le sostanze fisiologiche, ormonali e non, agiscono sui recettori cellulari a dosaggi estremamente bassi.
La grande intuizione di Hahnemann, padre dell'omeopatia, è stata quella di usare piccole dosi di sostanze simili. Sostanze cioè che somministrate ad elevati dosaggi nella persona sana, produrrebbero lo stesso quadro sintomatologico che si vorrebbe curare. Perciò, ad esempio, piccole dosi di belladonna possono curare un quadro di cefalea simile a quello che sarebbe provocato dalla somministrazione di dosi più consistenti della stessa sostanza nell'uomo sano.
Naturalmente non tutte le cefalee reagirebbero in tal senso, ma solo quel tipo particolare di cefalea.
Come si fa allora a stabilire il quadro clinico corrispondente a belladonna, come di ogni altro rimedio? Lo si fa attraverso i dati tossicologici e soprattutto con quelli derivati dalla sperimentazione accurata e particolareggiata della sostanza specifica a dosi subtossiche nell'uomo sano. Parliamo, si veda vede, di sperimentazioni e non di fantasie. E di esperimenti in 200 anni ne sono stati condotti tanti, soprattutto in Francia e in Germania dove all'omeopatia viene da sempre riconosciuta maggiore dignità che da noi. Vi sono poi due secoli abbondanti di terapie applicate con successi spesso eclatanti (vedasi come esempio storico i risultati incredibili e documentati ottenuti in occasione di epidemie di colera Napoli nello scorso secolo). Risultati ottenuti e documentati non da ciarlatani ma bensì da migliaia di medici regolarmente laureati ed abilitati alla professione.
Non si possono tacere inoltre i successi ottenuti in campo veterinario che superano addirittura quelli relativi alle terapie umane e tendono pertanto a negare la prevalenza dell'effetto "placebo".
Sarebbero infine da citare anche i promettenti risultati ottenuti con sostanze omeopatiche nel trattamento di colture biologiche, eppure tutto questo sembra non bastare ancora alla Medicina accademica. Infatti per tanti farmacologi "ufficiali" pare che non sia importante capire se l'omeopatia funzioni sul serio perché si fermano sul giudizio aprioristico: la metodica non può funzionare in quanto le dosi impiegate sono troppo basse e non si può pertanto ammettere un'azione a livello molecolare.
Siccome poi in omeopatia ad un sintomo non corrisponde automaticamente un farmaco ma è necessario "personalizzare" il problema per individuare il rimedio corrispondente, ne consegue che la sperimentazione classica in "doppio-cieco" risulta molto difficile. Ma per la scienza ufficiale se l'azione di una qualsiasi sostanza terapeutica non viene dimostrata in "doppio-cieco" non esiste e dunque l'omeopatia non funziona.
Tale dinamica scientifica riporta alla mente la vicenda del primo astronauta russo allorché volle dimostrare la non esistenza di Dio perché non s'era messo in bella mostra davanti all'oblò della sua navicella spaziale.
Facciamo un altro passo. Si è già detto che volendo curare un sintomo, per esempio una cefalea, si dovrà cercarne accuratamente le caratteristiche specifiche e peculiari, conferendo così al sintomo un volto preciso. Ma per una terapia omeopatica globale e profonda tutto questo non è ancora sufficiente perché si dovrà arrivare a comprendere la tipologia specifica della persona da trattare. E cioè l'insieme delle sue reazioni psicofisiche, colte il più possibile in un quadro unitario. Solo allora si sarà in grado di curare la persona e non solo un aspetto o una parte.
Un altro concetto essenziale e già presente in omeopatia classica,  poi ulteriormente approfondito dagli studi omotossicologici, è quello relativo alle tossine. L'organismo vivente rappresenta un evidente sistema di flusso in cui le sostanze in entrata attraverso il canale alimentare devono essere necessariamente depurate dalla loro tossicità prima di venire assorbite e metabolizzate. A tale tossicità si aggiunge la serie di sostanze nocive non alimentari assorbite comunque copiosamente ogni giorno e quelle prodotte nel nostro stesso organismo attraverso i normali processi metabolici. L'eliminazione delle scorie riveste pertanto un ruolo primario tra i meccanismi di mantenimento della vita e non riguarda soltanto le trasformazioni chimiche operate dal fegato e seguite poi dall'espulsione fecale. Al contrario tutte le vie di eliminazione costituiscono una risorsa preziosa per la disintossicazione organica.
Pertanto la sudorazione, il catarro, la lacrimazione, il pus, le mestruazioni, le perdite vaginali, certi eczemi secernenti ed altre forme ancora di eliminazione rappresentano altrettante modalità per tentare di ridurre il carico tossico.
Lo sanno anche i bambini che quando si consumano cibi pesanti e indigesti si finisce per avere una pelle meno sana e più ricca di formazioni varie, con frequente presenza di pus, specie in certe zone del corpo. Inoltre per gli stessi motivi si tende anche ad avere una maggiore eliminazione intestinale. Eppure quante volte si cerca di far rientrare tutto questo nel più breve tempo possibile come mettendo una serie di "tappi"?
Nell'ottica naturale alcune malattie non sono altro che il disperato tentativo dell'organismo di eliminare un carico tossico non più gestibile. Tra l'altro la pelle, il nostro rivestimento esterno, deriva dallo stesso foglietto embrionale, l'ectoderma, da cui origina il sistema nervoso. Questo fatto può in parte spiegare il perché attraverso la pelle si manifestano spesso dei conflitti interni. Perciò la pelle può essere considerata come il luogo della superficializzazione, la valvola di sicurezza, sia delle tossine sia di certi conflitti psichici. E d'altronde chi può separare nettamente in un organismo vivente le tossine psichiche da quelle chimiche? Eppure di norma si tenta di far rientrare tutto nel più breve tempo possibile, senza neppure porsi il problema del significato del sintomo né quello delle possibili conseguenze di tali operazioni soppressive.
Al contrario, l'omeopatia dice che non solo è importante rispettare i tentativi di disintossicazione fisiologica già in atto ma addirittura che è necessario favorirli con terapie naturali cosiddette di "drenaggio”.

Dott. Roberto Smacchia
 

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